Dopo più di quindici anni di pratica clinica nel campo della terapia di coppia, ho osservato un pattern ricorrente che attraversa culture, età e provenienze sociali diverse: la disillusione nella coppia. Si tratta di uno dei temi che affronto maggiormente nelle coppie in crisi che vanno in crisi per motivi diversi dal tradimento. La parola disillusione è usata spesso online per descrivere una presa d’atto che la vita di coppia non è più come prima, e nemmeno – forse – come ci si aspettava che sarebbe stata nel futuro.
La disillusione non è un fallimento personale di coppia e non va vissuto come tale. È un normale fenomeno psicologico innescato da diversi fattori: la nostalgia di un tempo che non c’è più, il senso della caducità della condizione umana, gli anni passano e mancano quei turbamenti del passato. Non ci si deve sorprendere no? Questi temi hanno dato vita a opere filosofiche e artistiche nel corso dei millenni.
Nel caso del matrimonio, la disillusione si concretizza quando la realtà della vita a due si scontra con le aspettative nutrite per tanto tempo. La vita, sia nel suo aspetto fisiologico, sia in quello mentale, assomiglia alla scalata di una montagna: si sale con la speranza di raggiungere la vetta e poi si scollina. Ma si può avere l’illusione di non aver mai raggiunto la vetta e di essere tornati indietro al punto di partenza. Come dicono i dati sulla coppia in Italia, il tradimento è la prima causa di separazione, ma dopo viene tutto ciò che concerne questo fenomeno, il venire meno delle aspettative.
A un certo punto c’è la consapevolezza che il tempo non tornerà più, che ne manca sempre meno, che le opportunità di crescita e rinnovamento sembrano svanire. Ma è davvero così? Prima di arrivare a questo, vediamo perché arriva la disillusione e quando si manifesta.
Anche per distinguerla da stati d’animo differenti, più individuali. Sulla disillusione sono intervenuto con diverse coppie aiutandole a spostare il punto di vista e adottare una nuova prospettiva, che ha consentito loro di andare avanti e ritrovare armonia e gioia di stare insieme.
Perché arriva la disillusione nel matrimonio
La disillusione comincia da lontano, da un meccanismo di idealizzazione che è tipico delle prime fasi dell’adolescenza. L’innamoramento per una persona è accompagnato da una fase di idealizzazione, provocata da una cascata di neurotrasmettitori che ci fanno percepire il partner come perfetto o quasi. Questa fase tende ad attenuarsi nelle prime fasi, ma è proprio in questo momento che si creano i fondamenti di una relazione sana e duratura. Il futuro marito o la futura moglie mostrano i loro difetti e le loro abitudini, talvolta anche irritanti. Spesso è la convivenza a rivelare queste imperfezioni prima invisibili.
Tutto questo però rientra nella norma. La relazione, passata la fase dell’innamoramento travolgente, tende a stabilizzarsi e comincia una fase di progettualità, costruire insieme la propria casa della relazione solida, come la descrive John Gottman, il mio maestro. Questa casa è letteralmente la base dentro la quale inserire una relazione di significato, all’interno della quale i progetti si aggiungono all’intimità e alla profonda conoscenza del partner.
Non è strano allora notare come la disillusione inizi a manifestarsi dopo che l’intimità è ormai consolidata e si conosce bene il partner, in coincidenza con la fase della vita in cui si raggiungono dei traguardi condivisi. O meglio: quando i risultati di questi traguardi vanno al di sotto delle aspettative iniziali.
Ci sono momenti che è facile riconoscere nelle nostre vite ordinarie e che pongono interrogativi, sembrano definire un’era o un cambiamento epocale. Eccone alcuni che la pratica terapeutica mi suggerisce.
La nascita di un figlio
Questo evento è un momento di gioia e condivisione, ma la vita ordinaria, inevitabilmente, ne esce stravolta. La priorità numero uno diventa il nuovo arrivato. E la redistribuzione dei ruoli corrisponde anche a una diminuzione dell’attività di coppia propriamente detta, facendo emergere delle conflittualità prima nascoste. Anche il constatare che crescere un figlio costi tanta fatica, ripagata dalla sua maturazione e dai suoi progressi, genera frustrazione quando si ha la sensazione di lottare da soli per ottenere questo risultato. Le neomamme spesso lamentano questa situazione e l’inevitabile e non richiesto soccorso della suocera non fa altro che irrigidire la posizione delle parti.
La routine troppo quotidiana
Noi umani siamo abitudinari per natura. Secondo gli evoluzionisti le abitudini ci aiutano a prendere le migliori decisioni con il minor impiego di energia possibile e il massimo ritorno in percentuale di sopravvivenza. Messa così sembrerebbe una gran trovata, ma se è vero che le abitudini sono confortevoli e rassicurano, a volte diventano la gabbia nella quale si rimane intrappolati. Una noia costante, la sensazione di non fare mai nulla, la mancanza di sorprese. La cosa che spesso sorprende le coppie con cui mi confronto è che questi stati d’animo vengono scambiati per “mancanza d’amore” o di un “sentimento che viene a mancare”.
In realtà mancano il divertimento, la gioia di fare delle cose nuove insieme. Ma è facile confondere i due piani.
I cambiamenti individuali
Le persone evolvono nel tempo, raggiungono dei risultati di carriera o se li auspicano. Le priorità cambiano e si generano nuovi interessi. Le coppie iniziano quasi sempre da un livello molto simile, perché tendiamo a stare con persone che ci somigliano. Ma dopo dieci, quindici o venti anni di matrimonio o relazione, la crescita può essere disallineata creando incomprensione e distanza.
Riconoscere la disillusione
La disillusione spesso si accompagna a:
- Indifferenza emotiva: tutto ciò che prima suscitava gioia o fastidio adesso semplicemente lascia indifferenti.
- Nostalgia per il passato: i tempi che furono vengono idealizzati, c’è la tendenza a ripensare a come era prima, anche pensando a relazioni passate vissute in un momento con meno impegni.
- Senso di vuoto e di distacco: la percezione che manchi sempre un pezzo, che la relazione non abbia aggiunto quello che si sperava, che ci si deve per forza accontentare anche se il senso di intrappolamento è vissuto con angoscia.
- Fantasie di fuga e libertà: arrivano pensieri ricorrenti su come sarebbe bello mollare tutto, andarsene da qualche parte all’avventura, incontrare sconosciuti o sconosciute.
Quando questi stati d’animo diventano pressanti, producono dei comportamenti che iniziano ad agire sulla stabilità della coppia: marito o moglie possono diminuire i rapporti sessuali, l’intimità crolla, non ci sono nemmeno conversazioni profonde e si tende a stare separati, anche fisicamente. Entra in gioco una spirale che avvolge il lavoro e l’attività della coppia al di fuori del ménage familiare, soprattutto in coppie con figli già grandi o autonomi.
Le critiche costanti al partner, mai emerse prima d’ora se non in occasione di un litigio, diventano il centro di ogni discussione. In questa fase noto il costante ricorso a comportamenti passivo-aggressivi schermati da commenti sarcastici, battutine, silenzi irritanti, smorfie e gestualità poco amichevoli, dimenticanze.
A questo punto entrano in gioco quei meccanismi a cascata che possono portare alla crisi di coppia conclamata. Il conflitto diventa evidente e il rapporto tra le proprie aspirazioni e quello che “siamo diventati” porta a delle vere e proprie crudeltà verbali.
Da psicologo esperto in queste dinamiche di coppia, io attribuisco un enorme valore alla comunicazione, con una enfasi particolare sul modo in cui si comunica, che non solo verbale, quello che diciamo. Conta il tono, la postura, i gesti e le espressioni del viso che accompagnano le parole.
Se la disillusione è normale e comprensibile, non si può dire lo stesso dell’esito di questa presa d’atto. Rappresenta un passaggio molto importante, che le coppie di lunga durata (sposate o in lunga convivenza) devono attraversare. Quando questo avviene la confusione è tanta perché ci sono ancora i sentimenti. Le coppie me lo ripetono spesso: “lo amo ancora, ma mi sento vuota” oppure “lei non sembra entusiasta di quello che faccia e non mi supporta, mi sento spesso solo.”
Insomma, non si tratta di persone che hanno smesso di amare: la disillusione è il risultato di una constatazione che può far male, ma non è detto che debba portare a conseguenze estreme, perché tutto sta nel riallineare – ogni volta – le aspettative alla realtà più prossima che stiamo vivendo. Senza fare voli pindarici, senza immaginare svolte e progressi che non potrebbero mai arrivare se non con un’enorme botta di fortuna, diciamo così…
Per questo, se all’interno della coppia ti trovi in questa situazione, che senti questo enorme stacco tra ciò che ti aspettavi e ciò che vivi ora, dopo tanti anni, possiamo parlarne insieme in un percorso terapeutico che ha proprio lo scopo di riallineare questo sentimento, e indirizzare il futuro della coppia verso nuovi traguardi insieme. Così da cogliere dei risultati e sentirsi nuovamente pieni e soddisfatti.
Contattami Per Andare Avanti
