Cosa succede durante la prima seduta di terapia di coppia

La prima seduta della terapia di coppia è importante per farmi un quadro della situazione e impostare il lavoro.

La coppia arriva da me spesso quando è troppo tardi. Penso che sia tipico di noi umani sperare che qualcosa cambi, ma alla fine una decisione drastica va presa. Le coppie in crisi vedono quindi la terapia di coppia come un ultimo tentativo di salvare il matrimonio o la relazione di convivenza.

Spero che questo contenuto ti aiuti a capire cosa accade nella prima seduta e come si svolge, così da eliminare dubbi e timori.

L’intervista preliminare

La prima cosa che faccio è avvisare la coppia che serve un’intervista. La terapia di coppia non è un incontro amichevole con me. Io devo farmi un’idea clinica, rimanendo al di sopra delle parti. Con l’intervista voglio comprendere anzitutto se ci sono dei fattori che ostacolano la terapia di coppia.

Ad esempio violenze, abusi, dipendenze attive, patologie psichiatriche non trattate.

Questo passaggio è necessario perché il metodo Gottman lavora sul presupposto che entrambi i partner condividano una responsabilità nella dinamica relazionale: se c’è violenza caratteriale, quella con un ruolo chiaro di aggressore e vittima, applicare questo principio rischierebbe di normalizzare l’abuso e mettere in pericolo la persona che lo subisce, per cui in quei casi la terapia di coppia è controindicata e vanno fatti percorsi separati.

La violenza situazionale, legata a un litigio degenerato senza intento di controllo, può invece essere trattata all’interno del percorso

Da qui in avanti si può proseguire.

prima seduta

Applicazione del Metodo Gottman

La prima seduta – come le altre, del resto – segue interamente il protocollo Gottman. Faccio un’anamnesi completa della situazione della coppia, con l’obbiettivo di arrivare a capire quali sono i problemi. E inizio ad abbozzare un piano, un’idea indicativa del percorso da intraprendere.

Di solito si parla di dieci sedute standard, ma la media nel 2025 – nel mio caso – è stata inferiore.

Nella prima seduta rispondo alle domande anamnestiche (famiglia d’origine, eventuali problemi psichiatrici) perché mi serve distinguere subito quali difficoltà nascono dalla relazione e quali invece appartengono alla storia individuale di ciascun partner e richiederebbero un altro tipo di intervento, non necessariamente di coppia.

Poi la coppia spiega a turno quali sono i loro problemi: ogni partner porta una versione soggettiva della relazione, e come terapeuta devo raccogliere entrambe senza schierarmi, perché nel metodo Gottman raramente esiste un solo responsabile della crisi.

Se tra i problemi ci sono liti frequenti, faccio delle analisi, tipo un litigio simulato: chiedo alla coppia di discutere per una decina di minuti un argomento su cui non sono d’accordo, mentre io osservo senza intervenire.

Questo passaggio nasce direttamente dalla ricerca osservazionale di Gottman, che ha dimostrato come non sia il contenuto del litigio a predire la tenuta della coppia, ma lo stile con cui litiga: la presenza di critica, disprezzo, atteggiamento difensivo o ostruzionismo – i celebri quattro cavalieri dell’apocalisse – è un indicatore molto più affidabile di crisi rispetto al tema della discussione stessa.

Di solito propongo anche il test di base di Gottman, così ho fatto uno screening completo: il questionario aggiunge dati oggettivi e comparabili su aree come amicizia, gestione del conflitto, fiducia e impegno, e serve a non basare il piano di lavoro solo sulle mie impressioni cliniche raccolte in seduta.

La coppia racconta la loro storia insieme

Sempre nella prima seduta faccio raccontare alla coppia la loro storia insieme: come si sono conosciuti, le prime impressioni, i momenti di alti e bassi. Sono elementi molto familiari alle coppie. Possibile che ne abbiano parlato o abbiano rievocato, ogni tanto, questi momenti tra di loro. A volte con una nostalgia disincantata che comprova il distacco attuale.

Questa intervista sulla storia della coppia è uno dei passaggi più predittivi dell’intero protocollo: il modo in cui i due partner descrivono il proprio passato insieme (con affetto e positività residua, oppure con cinismo e delusione diffusa) indica quanta base di amicizia e di memoria condivisa rimanga. Sarà la base su cui impostare il lavoro terapeutico.

Finita la prima seduta, il test online viene completato da ciascun partner separatamente, senza condividere le risposte con l’altro, e poi vedo entrambi singolarmente per un colloquio individuale.

Il colloquio individuale crea uno spazio protetto in cui ciascuno può rivelare informazioni che non direbbe davanti al partner su argomenti e fatti come un tradimento, dubbi sull’impegno nella relazione, precedenti di violenza subita o agita. E qui vale la regola del “no secrets“: quello che emerge di rilevante per la relazione non resta protetto dal segreto professionale nei confronti dell’altro. Per cui è importante essere sinceri.

Questa regola è necessaria perché un terapeuta che custodisse un segreto capace di condizionare l’intero percorso, perderebbe la posizione neutrale indispensabile per lavorare con la coppia.

In presenza del tradimento

Quando nella coppia c’è stato un tradimento, il colloquio individuale serve anche a capire se la relazione extraconiugale è davvero conclusa. Se è ancora in corso, la terapia di coppia è controindicata, perché qualunque lavoro sulla fiducia sarebbe vanificato in partenza e si rischierebbe di far vivere alla coppia un percorso di riconciliazione solo apparente.

Se invece il tradimento è finito e c’è volontà reale di entrambi di ricostruire, si procede con l’assessment come per qualunque altra coppia.

Da qui in avanti si procede con le sedute successive.

Se il tema centrale è il tradimento, la fase operativa vera e propria seguirà il metodo di ricostruzione della fiducia di Gottman, che si sviluppa in tre fasi:

  1. espiazione, in cui chi ha tradito racconta per intero cosa è successo e risponde senza difendersi alle domande del partner;
  2. sintonizzazione, in cui la coppia riprende a parlare apertamente delle difficoltà che c’erano già prima del tradimento;
  3. attaccamento, in cui si ricostruisce il legame emotivo con nuovi rituali di connessione.

Queste tre fasi seguono un ordine preciso perché chi subisce un tradimento manifesta spesso sintomi simili a quelli di uno stress post-traumatico e la fiducia non può essere ricostruita finché quella sofferenza acuta non viene prima riconosciuta e contenuta.

Ma tutto questo, come detto, viene affrontato nel prosieguo del percorso.

Se volete iniziare questo percorso di recupero della fiducia e ricostruzione del vostro rapporto, contattatemi per fissare degli incontri. La modalità è online per chi non può venire di persona negli studi di Brescia e di Asola (MN).

marco giacobbi

Marco Giacobbi

Psicologo, Psicoterapeuta Metodo Gottman

Da quasi 20 anni mi dedico esclusivamente alla soluzione dei problemi delle coppie in crisi, sia online, sia in studio a Brescia e Asola (MN). Sono anche ricercatore presso l'Università di Basilea.

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