Quando le coppie in crisi si ritrovano sul web a cercare segni di un matrimonio finito, di solito ottengono risposte vaghe. La vera risposta è interiore. E non dipende da “situazioni” generiche che possono essere presenti o meno in una situazione di crisi.
Per quanto mi riguarda, le risposte che ottengo dalle coppie sono molto diversificate. E direi significative. Quindi qui riporto alcune delle risposte più convincenti e che, secondo me, spiegano bene il fenomeno dell’allontanamento emotivo dal coniuge.
Per me che tratto di terapia di coppia non è affatto strano. Non sono incline a pensare che ogni coppia debba essere “salvata” a prescindere dalla situazione. Anzi, ad essere sincero, da me sono arrivate coppie convinte che “rimanere insieme” fosse la miglior cosa per entrambi o per la propria famiglia (i figli in particolare), per poi scoprire durante il percorso terapeutico che era vero il contrario.
Ed è così: a volte separarsi conviene per il benessere comune di tutte le parti in causa. Ma è chiaro che la maggior parte delle volte ho a che fare con coppie che intendono ricominciare dopo una crisi e ricostruire il matrimonio su nuove basi e nuove promesse. Per il bene loro e dei figli.
Segnali di un matrimonio agli sgoccioli
Come dicevo all’inizio, quando si cerca un consiglio via web di solito è perché si cercano rassicurazioni. Ma ti posso assicurare che i segnali suggeriti online, in qualche modo non corrispondono alla realtà.
Infatti, si elencano tra i segnali di un matrimonio finito:
- La mancanza di intimità (il sesso è importante nel matrimonio, ma la mancanza della stessa può essere provvisoria o legata a momenti particolari).
- La mancanza di fiducia per il sospetto di un tradimento: vero, ma ci sono coppie che fanno un percorso di terapia di coppia per tornare insieme dopo un tradimento. Per cui è un motivo che non ha questi presupposti assoluti.
- La mancanza di connessione emotiva.
- La mancanza di rispetto.
- La perdita di un filo comunicativo, coppie che non si parlano più o non si dicono tra di loro le cose importanti.
- L’infedeltà conclamata.
- Il fallimento della terapia di coppia.
- La presenza di comportamenti egoistici o compulsivi come le dipendenze.
- I litigi continui e senza fine anche per motivi banali.
- Una comunicazione sbagliata nei modi e nei toni.
Intendiamoci, questi motivi non sono banali, sono proprio delle spie. Ma il punto che vorrei far mio e spiegare bene è che non si tratta di una checklist, del tipo che se hai tutti questi segnali insieme allora il matrimonio è finito. Di questo passo potresti accorgertene tra venti anni e aver buttato gli anni migliori della tua vita.
Non è così. E ora ti dico perché.
I motivi veri che io ho sentito dalle persone che incontro, senza alcuna distinzione di genere, età, ceto sociale, sono molto circostanziati. Ma sono certo che elencandoli, ci ritroverai molto di più che nelle generiche definizioni elencate sopra.
Una giovane donna, sposata da oltre dieci anni, prende il bambino a scuola e fa il giro lungo per tornare a casa. Quando dico giro lungo intendo la cosa più ovvia: vuole evitare di tornare nell’ambiente familiare che non le piace.
Un marito mi ha praticamente detto lo stesso riguardo alla pausa pranzo: è un professionista, non abita lontano dallo studio, potrebbe benissimo tornare a casa e stare con la moglie che rientra alle 14, ma per un motivo che sa solo lui preferisce spendere per un panino al bar, portarselo su e stare lontano da casa.
Non gli è mai passato per la mente di tradirla, né ha avuto altre occasioni.
Prima pensava che questo suo atteggiamento fosse dovuto a un bisogno di socialità, solo dopo (quando è dovuto rientrare a casa per una settimana durante la pausa pranzo) ha capito che non stava più bene con la moglie.
Un altro motivo è il rendersi conto di stare bene fisicamente e mentalmente dopo un periodo prolungato di assenza. La routine qui è al contrario: stare sempre insieme, condividere spazi e orari non consente di valutare al meglio il tempo trascorso “senza”.
La totale indifferenza dell’altro per problemi fisici o mentali, preoccupazioni di lavoro e di carriera, per la salute o la stato dei propri familiari in genere è la classica “pietra sopra” che porta alla più semplice delle realizzazioni: “non gliene frega niente”.
Capita anche che il matrimonio ha talmente consumato una persona, senza rendersene conto, che diventa come una patologia da stress che si rivela solo “escludendo la radice del problema”. E capita in modo fortuito il più delle volte.
Una mia paziente mi ha raccontato di non aver mai pensato al matrimonio come causa dei suoi problemi di autostima, fino a quando la collega non le ha chiesto “ma tuo marito cosa ne pensa?”.
In questo caso con la coppia abbiamo lavorato per una separazione dolce, riducendo al minimo l’impatto sulla figlia e trovando un terreno comune che ha reso le cose più semplici e fattibili per tutti.
In un matrimonio complicato, infelice, dominato da gelosie e insicurezze, la chiusura verso l’esterno diventa un affare di stato. Per cui le “uscite da soli”, anche solo per una serata con amiche o con colleghi, diventano occasioni per farsi la guerra.
Mentre in realtà sono modi per impedire all’altro o all’altra di capire davvero come sta andando la relazione nell’ambito della coppia.
Quindi, ancora una volta, non dipende dalla concomitanza di cose che non vanno male. Ma più dalla realizzazione – difficile e a volte dura da ammettere – che si sta meglio senza. E che si cercano momenti “senza” a ripetizione. Il tutto escludendo l’ipotesi del tradimento.
In un matrimonio dai connotati di abuso emotivo, le scoperte di questo tipo non vengono quasi mai da sole, in seguito a un’autodiagnosi. A volte è l’osservazione di un amico o di una collega a indirizzare nella giusta direzione.

Arrendersi all’idea che il matrimonio è finito
Queste “prese di coscienza” spesso sono latenti. Uno se ne accorge se ci si ferma a pensare. Allora può fare la famosa checklist di cui sopra e chiedersi:
- Quando è l’ultima volta che ho preso l’iniziativa per fare sesso?
- Quanto tempo è passato dall’ultima litigata? O ancora: abbiamo discusso di progetti comuni nell’ultimo periodo?
- Quante volte davvero la / lo penso al giorno?
- Quando è che ho preso l’iniziativa di fare una cosa insieme?
- Perché se penso che mi tradisca non mi fa male?
- Perché non mi dà fastidio l’idea di tradire?
In questo caso, le risposte costituiscono una sorta di mosaico dove ogni tessera trova il suo posto. E diciamo che il risultato finale è chiaro.
LEGGI ANCHE: TEST SULLA CRISI DI COPPIA – FALLO ORA
Come arrivare allora a una separazione indolore che eviti drammi e conflitti?
Prima di tutto, in caso di ménage familiari tradizionali, dove non c’è stato il tradimento, questa disaffezione può essere comune a entrambi i partner. Cambia solo la percezione e l’idea che si ha del rapporto.
Ci sono coppie che hanno maturato da anni la convinzione che il matrimonio – come unità di due persone che si coinvolgono in tutto e per tutto e hanno un progetto senza termine insieme – sia finito e che si vada avanti per inerzia, mancanza di alternative o comodità anche di tipo economico, sociale, di immagine all’interno del proprio contesto di relazioni.
In alcuni casi, la realizzazione che il matrimonio è finito viene proprio da una spinta del coniuge che per primo lo ha notato. Da qui a passare all’azione è un altro paio di maniche.
Un meccanismo di auto-conservazione spinge le coppie a rimanere insieme. E va bene così. Vuol dire che, sotto sotto, ci sono motivi validi, anche se dall’esterno appaiono incomprensibili o utilitaristici.
Ci sono ovviamente casi nei quali una delle parti non arriva alla stessa conclusione, e nemmeno se ne accorge. Ma è evidente che qui subentra un discorso di autostima personale.
Se per te è indifferente che tua moglie o tuo marito trovi piacere nel non stare con te, è chiaro che il problema è un altro.
Nelle mie casistiche io dico sempre che bisogna lavorare per un benessere complessivo. Spesso questo è dato dal fatto di rimettere insieme i cocci, trovare un nuovo collante e stare in piedi su nuovi presupposti.
Non cambiano le coordinate di base fondamentali: c’è l’affetto, c’è bisogno di nuovo reciproco rispetto e di un codice di comunicazione aperto che guarda all’ascolto attivo. Alla partecipazione emotiva.
Se il benessere complessivo però lascia intravedere che la miglior soluzione sia la separazione, allora io indirizzo la coppia verso un percorso di comprensione, di supporto, insegnando loro a mettersi alle spalle quello che da ora in avanti conterà meno e che può solo dare problemi.
Cioè rimorsi, desideri di vendetta, insofferenza, ruminazione mentale, e così via.
Infatti, seguendo questo principio, è capitato più di una volta che le coppie abbiano riscoperto, proprio all’ultimo, la volontà e il piacere di stare insieme.
Se all’interno della coppia ti trovi in una situazione del genere posso aiutare entrambi a capire meglio con un percorso mirato.
Contattami per capire cosa fare
