Come psicologo di coppia per forza di cose ho a che fare con tante coppie sul punto di lasciarsi. In media posso affermare che la quasi totalità delle coppie arriva da me all’ultimo minuto. Ma attenzione, ultimo minuto non significa quando ormai è troppo tardi. La percentuale dei successi di recupero che noto tra i miei pazienti suggerisce l’esatto opposto.
Le coppie arrivano logore e con poca fiducia, è un fattore ben noto. Lo stesso concetto di coppia appare inapplicabile a persone che si ignorano da mesi, vivono in uno stato di conflitto contrassegnato da litigi furibondi e silenzi che fanno arrabbiare.
Tuttavia, quando queste coppie decidono di intraprendere un percorso di terapia di coppia, anche dopo eventi traumatici come il tradimento, da cui è difficile ricominciare e che sono la prima causa di separazione, lo fanno perché pensano che la situazione è risolvibile. Ma non da soli.
Quando ha senso dare un’ultima chance al matrimonio?
Le coppie possono cogliere i segnali di un matrimonio finito e decidere di andare dall’avvocato anziché dallo psicologo.
La coppia sente di avere un’ultima possibilità quando ha tenuto un atteggiamento costruttivo. Sente di averle provate tutte, ma non è stato abbastanza.
Dopotutto, una frequentazione complice e intima, giorno dopo giorno, si rafforza anche per il solo peso dell’abitudine. Mentre si allenta quando ci si crea una riserva mentale che dice più o meno “non ci credo più, perché insistere?”, affidando al tempo un compito risolutivo: l’accettazione, la volontà di chiudere e di rendere le cose meno complicate (specie se ci sono figli piccoli da crescere).
Tante coppie si lasciano quindi in modo più o meno neutro se non pacifico, anche se l’uno o l’altra covano dei rancori che seppelliscono sotto la proverbiale cenere, per concentrarsi sul futuro.
Ma le coppie che decidono di fare un ultimo tentativo e ricorrere alla terapia di coppia sanno che qualcosa è rimasto, che c’è una base su cui poter ricostruire.
In primis perché credono nella coppia e vedono il tempo come nemico, anziché come alleato. Una coppia che ha deciso di lasciarsi e alla fine trova una sintonia in questo esito, aspetta solo di prendere in mano la situazione: il tempo aiuta ad abituarsi alla separazione.
Ma non ci si lascia da un giorno all’altro. La coppia va in crisi anche senza un conflitto acceso. Si accetta di vivere da separati in casa, come coinquilini anziché come marito e moglie (o come conviventi di lunga data). La separazione come atto formale è solo un sigillo da apporre a una situazione conclamata da tempo e accettata dalle parti.
Come psicologo di coppia entro in contatto con realtà molto conflittuali, ed è un vero sollievo per me vedere coppie che si separano senza traumi, in modo maturo, soprattutto in presenza di figli piccoli.
Ma accade spesso l’opposto, ed è qui che sono chiamato a intervenire. Coppie con figli che stanno vivendo il trauma di una possibile separazione, che appare loro come incredibile, da non credere. E, fin dei conti, da evitare. La conflittualità è più elevata per diversi motivi.
Nelle coppie c’è sempre una certa asimmetria. Un partner spinge più di un altro per rivolgersi allo psicologo, ma il fatto stesso che anche il più riluttante accetti di intraprendere un percorso, alla fine, dimostra che qualcosa da salvare c’è ancora. Questa asimmetria, all’inizio, crea problemi, è motivo di discussione.
Un “facciamolo”, un “proviamoci” serve sia da disinnesco, sia da apertura di una nuova fase. Un gesto di maturità che chi vuole rivolgersi alla terapia apprezza, aprendo una fase di distensione che porterà inevitabilmente a uno snodo:
- lasciarsi in modo maturo, sapendo di averci tentato fino all’ultimo. Concentrando le energie nella sistemazione di ciò che rimane pendente (i figli, se ci sono, inevitabilmente rappresentano la quota maggiore della pianificazione temporale ed economica).
- ricominciare, sapendo che questa ultima possibilità poggia su un minimo di basi condivise.
Quindi, se vi trovate in una situazione di coppia all’ultima spiaggia, che vede il matrimonio o il rapporto sul punto di finire, ma sente che ne vale la pena provarci, è giusto farlo.
Il solo trovare un accordo per vedere uno psicologo costituisce già un elemento positivo, magari il primo dopo mesi di scontri, dubbi, false certezze e tensioni.
Come psicoterapeuta di coppia ho aiutato tante coppie a uscire da una fase di crisi, determinata da svariate cause, incluso il tradimento. Intraprendere un percorso con me significa dar credito alla convinzione che ci sia un’ultima possibilità, un ultimo tentativo da fare. Quindi, un modo di credere che se è rimasto qualcosa di buono tra di voi, va assolutamente recuperato. Sapendo fin da subito che non si vivrà di rimpianti per non averci provato. Se come coppia pensate di essere all’ultima spiaggia e che ne valga la pena, contattatemi qui.
Sì, vogliamo provarci
