Quando litigare troppo porta alla separazione

Anni di matrimonio alle spalle, due figli, un mutuo insieme, vacanze programmate per tempo, abitudini che si ripetono. È facile riconoscersi in una situazione di questo tipo. Poi, dopo l’ennesimo momento di tensione ci si accorge di litigare troppo spesso, per la diverse cose, soprattutto su aspetti che erano dati per scontati e acquisiti. E ora non lo sono più.

Dopo l’ennesimo litigio, finito a male parole, uno dei due pensa: “se dobbiamo stare cosi male in due, forse meglio lasciarci. Sarà dura all’inizio ma poi staremo meglio”.

Le relazioni di lunga data (convivenze, matrimoni nei quali si costruisce una famiglia) presentano fasi come queste. Le coppie più in sintonia riescono ad andare oltre. Ma in alcuni casi può capitare che i bassi siano molto più frequenti degli alti e che il litigio sia diventato la cifra comunicativa più rilevante.

Nelle coppie veterane, come le chiamo io, le occasioni di discussione e contrasto nascono dalla gestione della vita quotidiana. Anni di storia condivisa, che viene prima della convivenza o del matrimonio, scelte economiche congiunte, legami familiari intrecciati, figli che osservano e assorbono queste dinamiche relazionali, rimanendo solo apparentemente “sullo sfondo”.

Nelle relazioni “giovanili una serie di litigi può portare a una rottura rapida proprio perché manca l’investimento profondo che contraddistingue una coppia di lunga data.

Ma in questa, i litigi vengono sopportati anche per lunghi periodi, in virtù di quello che è già stato investito in termini di tempo e risorse. E, se la lunga durata è un fattore che fa resistere la coppia nel tempo, non è detto che questo non porti alla dissoluzione. Come vedremo più avanti e come spiega la metafora della banca delle emozioni , per ogni interazione negativa, ne servono cinque positive perché la coppia viva a lungo.

coppia che litiga

Cosa dicono davvero le liti continue

La lite può esplodere per motivi futili o per questioni vitali, ma dietro c’è spesso una richiesta più profonda. Nelle diatribe, applicando alle coppie il Metodo Gottman io pongo principalmente l’attenzione su due aspetti:

  1. La qualità della comunicazione – non comunichiamo solo a parole, ma anche con gesti, espressioni, toni di voce, intenzioni. Ci si può arrabbiare molto più per uno sguardo o per una smorfia che per una cosa detta esplicitamente.
  2. La richiesta nascosta: ci può essere una richiesta di attenzioni particolari, anche sottintese (“bid for connection”) che non vengono colte. Se questa richiesta non viene colta il conflitto diventa difficile da gestire.

In estrema sintesi, in terapia questi due aspetti vengono valorizzati e usati per migliorare il litigio stesso.

Se la coppia litiga spesso, ma termina come se nulla fosse (da un punto di vista individuale), non succede nulla di male. Significa che ancora riesce a compensare dal punto di vista comunicativo e delle attenzioni, anche a un livello intimo. C’è, insomma, della sintonia che va oltre la semplice litigata per il bucato non ritirato dalla lavatrice.

Escludendo i casi di violenza domestica, se una coppia ammassa rancore e rabbia, prima o poi il non detto nascosto in tante occasioni esploderà a un livello tale da mettere a rischio tutto. In questo caso si è portati a lasciare. E non accade mai all’improvviso, ci sono segnali che vengono improvvisamente colti.

Quando non è più un semplice litigio

Questi segnali sono stati codificati dal Metodo Gottman e ne ho parlato proprio in relazione all’analisi dei conflitti di coppia.

Sono i famosi cavalieri dell’Apocalisse, dei messaggeri di sventure o, fuor di metafora, dei segnali di una crisi della coppia incombente che porterà alla separazione:

  • Quando dalla critica su un gesto, un atto o un semplice comportamento (anche ripetitivo, per cui si discute sempre su quello, più per abitudine che per farlo pesare) si passa alla critica personale. Da un “te lo devo sempre ripetere” a “fai così perché sei così”.
  • Anche la battutina fatta in presenza di altre persone, sempre più ripetitiva, finisce per sembrare una critica personale indiretta. Ancora peggio se sottintende del disprezzo personale che colpisce in pieno perché chi disprezza sale in cattedra da una posizione di superiorità. Il disprezzo può essere sulla carriera, sul modo di comportarsi, perfino sull’aspetto fisico.
  • Un litigio dove una parte è furiosa e richiede attenzione e l’altra è passiva e sembra subire con una pazienza monacale in realtà nasconde più insidie che altro. L’atteggiamento passivo-aggressivo (l’uso del sarcasmo ripetuto, smussato per non sembrare troppo un’offesa) è foriero di liti ben più pesanti. Ritirarsi dalla discussione non porta a nulla.
  • Così anche l’assumere atteggiamenti troppo difensivi di scuse non sentite, di frasi come “stiamo dicendo la stessa cosa ma in modo diverso” o “hai ragione, ma…” di solito non aiutano e anzi alla fine fanno ritenere che ci sia poco di recuperabile.

Il punto, e lo ripeto sempre, la comunicazione non è semplice da spiegare o da cambiare. Si litiga per tutto, ma il come si litiga dipende dalla personalità di ciascuno e questa si forma negli anni, attraverso fasi di condizionamento che possono pure essere estranee alla dinamica di coppia.

Tanto è vero che, così si ripete, ci si conosce veramente al primo litigio.

Litigare meno, litigare meglio

Come uscirne allora? Finché i pilastri portanti di una relazione sono in piedi, vale sempre la pena continuare. Non ci si separa per la somma di litigate, ma per il contrario: per ciò che si pensa e si vive tra un litigio e l’altro.

Se permane uno stato di tensione emotiva, di prostrazione fisica, di stress e delusione, tristezza e voglia di mollare, è inevitabile che prima o poi si torni alla domanda fatale: “ma chi me lo fa fare?”

Soprattutto in coppie nelle quali le condizioni lo favoriscono:

  • mutuo quasi estinto o sistemato
  • figli grandi e maturi o fuori dall’alveo familiare
  • condizioni economiche rassicuranti
  • una scarsa attività sessuale
  • una complicità fatta solo di abitudini e mai di sorprese
  • nessun interesse in comune e hobby separati

Il legame emotivo si rinforza con delle buone abitudini comunicative, di ricerca dell’intimità, di dimostrazione di affetto e di rispetto per il partner.

Anche quando le cose vanno male e il rapporto si deteriora al punto di fare delle considerazioni drastiche, non si è mai veramente pronti alla separazione. Molte coppie litigano facendosi del male, ma poi vanno d’accordo su tutto il resto. O, appunto, concordano di avere buone ragioni per stare insieme.

Vorrebbero solo eliminare questa tensione, imparando a comunicare meglio, a capirsi. Viviamo nella falsa sicurezza di non cambiare mai, ma in realtà viviamo diverse vite nel corso degli anni. Ci sono fattori esterni che provocano cambiamenti e convinzioni interne che si formano, modellando il carattere. Motivo per cui una coppia può diventare improvvisamente litigiosa o smettere di comunicare.

Personalmente aiuto le coppie a superare i motivi di fondo che fanno sfociare le discussioni in litigi perenni, contraddistinti da maleducazione e mancanza di rispetto. Insegno loro, durante il percorso terapeutico, a comunicare meglio, a non lasciare nulla di sottinteso, a non dare per scontato che si possiede il dono della chiarezza. Così avviene un recupero maturo e completo del significato vero della relazione, che porta a meno litigi, più comprensione e una rinnovata complicità.

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marco giacobbi

Marco Giacobbi

Psicologo, Psicoterapeuta Metodo Gottman

Da quasi 20 anni mi dedico esclusivamente alla soluzione dei problemi delle coppie in crisi, sia online, sia in studio a Brescia e Asola (MN). Sono anche ricercatore presso l'Università di Basilea.

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